La solitudine rende invisibili, l’invisibilità rende soli.

“Diario di una gatta nera” è la storia di come sia possibile – e necessario – uscire da una condizione di invisibilità. La fotografia diventa rappresentazione visiva della depressione e di tutte le sue infinite sfaccettature.
Il progetto, nato sotto forma di diario, documenta il percorso di salute mentale e l’accompagnamento all’interno della terapia, partendo dalla prima analisi di un attacco d’ansia fino ad arrivare alla sua cura.
Percorriamo assieme alla protagonista un viaggio alla ricerca dell’amor proprio e dell’identità personale, toccando le tematiche della tossicità nelle relazioni umane, l’abuso di sostanze stupefacenti e di pensieri suicidi.
La condizione femminile viene raffigurata tramite un gatto nero, simbolo della notte e rappresentando così una fase di timore e paura. È un momento in cui non si è vigili, non è possibile difendersi e nel quale si diventa prede dell’immaginazione e vittime di poteri misteriosi. Un gatto nero nella notte è pressoché invisibile, ma se i suoi occhi incontrano la luce diventano diamanti abbaglianti.

L’arte è nuova luce che illumina mondi e cura le piaghe.
Attraverso la forma del diario, ogni singolo giorno viene scandito da un’immagine che rappresenta la cadenza di momenti che, nella depressione, sembrano tutti uguali. L’arte riesce invece a renderli diversi, unici e singolari.
L’essere o sentirsi diversi provocano dentro di noi un inevitabile confronto con i nostri limiti, generando angoscia e disorientamento. Impossibilitati a carpire la vera natura del pericolo, ci sentiamo così estranei nella nostra stessa casa.
Questa è anche la storia della ricerca del proprio luogo sicuro, considerato come un ricordo o un pensiero che ci protegge quando ci rivolgiamo ad esso.

Sfogliando questo diario entriamo in contatto con diverse tipologie di relazioni: amore, amicizia, individualismo. Partendo da Londra, passando per L’Aia e ritornando a casa, a Trieste, un groviglio di rapporti si intersecano, andando ad analizzare principalmente la loro tossicità. Nonostante la presenza di tanti, sentiamo la solitudine del singolo.
Solitudine data anche dalla vita all’interno delle grandi città: ambienti che modificano la concezione di sé stessi nello spazio, sentendosi piccoli ed invisibili.
È un corpo che si sposta cambiando continuamente città da abitare, passando dalla provincia alla metropoli e dalla metropoli alla provincia.
Il diario viene scandito da una regolare annualità, anche data dal giorno del compleanno che coincide con la fine dell’anno. I fuochi d’artificio, da sempre simbolo di festeggiamenti e gioia, diventano ora rappresentazione di una condizione interna impossibile da esternare.

Dopo un lungo viaggio, il percorso si conclude ora nella gratitudine e nella realizzazione del valore d’essere vivi.
“Diario di una gatta nera” è il diario giovanile di una donna alla ricerca di sé stessa, sono gli occhi di un gatto nero che incrociano una luce abbagliante.

Testo di Michela Coslovich